Tu. Ed io, che ballo da sola.

Ciao,

lo sai che ho quasi trent’anni?

Ultimamente mangio spesso le mele e l’altro giorno in ufficio mi sono macchiata. Ma per fortuna sui vestiti sintetici non si vede.

Ogni volta che mangio le mele mi vengono in mente quelle che mangiavi tu. E poi le sbucciavi per me. E le vedo le tue mani, e le fette a forma di fiore sulla salvietta. Che poi non l’hai mai imparato che la salvietta si appiccica alla mela e a me fa schifo.

E poi oggi ho fatto i carciofi. Lo sai che non ho imparato nulla, e lo sai che ce l’ho con te! Ti chiedevo come li facevi, dicevi che ci mettevi poco olio, ma non può essere vero. Io ci metto poco olio e non vengono come i tuoi.

Io non li so fare i carciofi. Non so cucinare come facevi tu, anche se ultimamente di cucinare non ti andava proprio.

Ieri ho riletto Calvino. È l’unico che mi entra nel cuore. Ti ricordi quando studiavo? Passavo ore sui libri. E poi piangevo perché pensavo che non ce la facevo. E invece ce la facevo, sempre. E sono ancora convinta che se tu non avessi pregato io non ce l’avrei fatta. Ti chiedevo di pregare e poi pensavo di riuscire a studiare grazie alle tue preghiere. Alla fine ci siamo laureate in due: io, te e le preghiere. Lo so, lo so. Ti fa incazzare che non preghi ma non potevo essere la tue copia perfetta.

Mi dicono che cammino come te. A dire il vero tu avevi un portamento elegante. Io sono goffa, spesso grezza. Compenso con le parole. Ma la sai una cosa? A volte dico delle parole che non so cosa vogliano dire. Però tutti pensano che sia molto intelligente. Anche tu lo pensavi, e me lo ricordo che mi guardavi con ammirazione.

Ah, l’ho guardato Sanremo. E sai che quest’anno c’ho scritto un articolo. Te lo ricordi quando mi sono diplomata che non hanno messo la mia foto sul giornale. Ormai il giornale non basta più, ci sono un sacco di persone che leggono le cose che scrivo. Appena becco le tue amiche glie lo dico. Ti piacerebbero le cose che scrivo. Io lo so che leggeresti tutto, che poi non capiresti, ma mica bisogna capirsi per amarsi, no?

Ah, poi ti volevo dire che non ci vado più in America. Adesso voglio andare in Giappone, anche perché qui che cosa ci faccio? No, io non ci riesco a fare come te. Io di vivere per gli altri non sono capace. Io sono la mia navicella e penso ancora che nessuno si aspetti che io rimanga. Mi dispiace di essermene andata alla fine. È l’unico rimorso che ho.

Di non esserci stata. E ti ringrazio, per avermi usato la cortesia di attendere il ritorno.

Quando sono arrivata lo sapevo che dovevamo fare presto, ma così presto non credevo. È stato come sederci e bere l’ultimo: io, e te. Solo che io, a dirti il vero, non volevo smettere di ordinare mai. Ah, aspetta che sto bruciando i carciofi.

Comunque ti dicevo all’inizio,che ho quasi trent’anni. Passano le stagioni mia cara, anche se credo che del tempo che passa a te interessi davvero poco.

Comunque qui fa freddo. Porto spesso la sciarpa, mi scaldo il collo. Non li ho più guardati i tuoi foulard. Prima o poi lo farò, ma sarà come guardarsi dentro. E te lo confesso, che non sono pronta.

Te lo ricordi quando ballavi? Lo sai che sono una capra anche in quello. A volte mi piacerebbe andare in balera, perché penso che dovrei imparare a farmi portare. Io non so ballare in due. Io ballo da sola. Come quel film che c’è la tipa che perde la verginità nella vigna. È sempre il mio preferito quel film, e non mi chiedere chi sia il regista perché non me lo ricordo.

Comunque pensavo a quanto ballavi. Dio, com’eri bella. Ti guardo tutte le mattine quando esco di casa. Ti porto al dito e credo di averti dentro. Ti sei addormentata sul mio cuore. Chissà se la tua anima ha il colore dei tuo occhi. Te l’ho detto che eri bella, amore?

Ecco, appunto l’amore.

Questa settimana, dopo Sanremo, c’è stato San Valentino. Allora ti volevo raccontare una cosa.

Un giorno un signore sulla cinquantina con la barba corta e gli occhiali tondi mi ha incontrata in un giardino. Questo tizio fa il professore ed è argentino. È il classico tipo che nel tempo libero coltiva rose bianche. Comunque, il tipo, a un certo punto mi dice: “ma tu, ti sei mai innamorata?”.

Sono rimasta in silenzio perché mi trovavo nel mezzo di un giardino d’inverno.

E poi ho risposto di no. Ma lo sai che non è vero. Mi sono innamorata due volte.

Di un amore molto diverso e altrettanto intenso.

Però poi, dopo che ho detto di no, mi è venuto da piangere forte, fortissimo. E lo sai come mi succede, che mi si riempiono gli occhi di acqua.

E allora ho alzato gli occhi perché non cadessero le lacrime e all’improvviso mi è venuto in mente, che Io. Ho amato te.

Mi manchi tanto. Adesso mangio i carciofi. Tu continua pure a dormirmi sul cuore.

Ciao Amore.

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